Negli ultimi anni le collaborazioni tra imprese e startup sono diventate sempre più frequenti: se nel 2018 vi ricorreva solo un terzo delle grandi aziende italiane, nel giro di sei anni la percentuale è quasi raddoppiata, arrivando al 62%. Lo stesso vale per le iniziative di Open Innovation, attivate dall’88% delle realtà con oltre 250 dipendenti e dal 98% di quelle con più di mille addetti. Come emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano, l’innovazione aperta è un fenomeno ormai diffuso in Italia, con ulteriori margini di crescita in termini di impatto e valore strategico.

L’innovazione collaborativa è entrata nelle strategie aziendali, ora serve misurare i risultati
L’Open Innovation indica l’approccio per cui le imprese combinano idee e risorse proprie con quelle di altri soggetti, per sviluppare competenze tecnologiche, individuare nuove soluzioni e accelerare la crescita. Questa filosofia si articola in due direzioni. L’inbound open innovation introduce nell’azienda stimoli dall’esterno, attraverso collaborazioni con università, incubatori e acceleratori, o strumenti di Venture Capital. È l’approccio più diffuso in Italia, perché richiede meno risorse e comporta rischi più contenuti. L’outbound open innovation, invece, valorizza l’innovazione interna portandola fuori dal perimetro aziendale, ad esempio attraverso Joint Venture o spin-off indipendenti.
Secondo il Politecnico di Milano, nel 2024 il 59% delle grandi aziende aveva un budget specifico per le iniziative inbound, rispetto al 38% del 2020. Un dato incoraggiante, anche se le risorse allocate restano relativamente contenute: in media, poco meno del 4% dei fondi totali destinati all’area Ict.
I risultati ottenuti sono soprattutto di natura esplorativa: intercettare nuovi trend tecnologici (64% delle aziende) e individuare opportunità di business (44%). All’ultimo posto l’incremento esplicito del fatturato, un dato che riflette soprattutto la difficoltà nel misurare con precisione i risultati di queste iniziative. Oltre il 60% delle imprese riconosce il bisogno di strumenti adeguati a quantificarne l’impatto e intende svilupparli nel prossimo futuro.

Startup innovative: 14,5 miliardi di fatturato e un ruolo chiave nei settori strategici
Nel sistema italiano dell’innovazione, le startup sono tra i soggetti più efficaci nel trasformare ricerca e sperimentazione in soluzioni di mercato: nel 2024 risultano tra i partner esterni più utilizzati dalle grandi imprese, dopo università e società di consulenza, secondo il Politecnico di Milano.
Lo scorso anno le startup innovative hanno realizzato un fatturato complessivo di 14,5 miliardi di euro (+8% rispetto al 2023) e un valore aggiunto di 3,7 miliardi (+12%), come emerge da un’indagine pubblicata nel 2025 da Assolombarda. Queste cifre includono anche le ex startup che, raggiunta la maturità, sono uscite dal registro delle imprese innovative. Nel periodo 2019-2024 entrambi gli indicatori hanno fatto registrare una crescita quasi continua: il fatturato medio annuo è più che raddoppiato, passando da 358.000 a 830.000 euro, così come il valore aggiunto medio, salito da 204.000 a 476.000 euro. Lo stesso vale per l’occupazione generata, particolarmente rilevante in settori strategici per l’innovazione e la produttività del Paese: oltre la metà degli addetti è impiegata in ambiti ad alta tecnologia della manifattura o dei servizi, rappresentando il 4% della forza lavoro di questi comparti.

Innovazione aperta e ricerca: la strategia del Gruppo TIM
Nel panorama italiano, il programma di Open Innovation del Gruppo TIM si posiziona ai livelli più alti in termini di investimenti e maturità nelle collaborazioni con le startup, secondo un recente studio di InnovUp e Assolombarda. L’azienda collabora con realtà innovative di ogni dimensione e provenienza geografica nei principali ambiti strategici per la trasformazione digitale: IA, cloud, cybersecurity, IoT, reti di ultima generazione e nuovi abilitatori tecnologici per la customer platform, che semplifica l’esperienza della clientela, integrando servizi selezionati e di qualità in diversi settori, dall’intrattenimento all’energia.
Per favorire questi rapporti, strumenti come TIM Growth consentono di attivare collaborazioni industriali con aziende ad alto potenziale di business o tecnologico, mettendo a disposizione asset interni e prevedendo, dove necessario, investimenti mirati con TIM Ventures.Un esempio concreto è rappresentato dalla recente TIM Smart Infrastructure Challenge che ha coinvolto oltre 100 realtà innovative italiane e internazionali e sette partner, tra cui imprese, enti di ricerca e hub di innovazione. Tra i progetti premiati, CAEmate ha avviato con TIM Enterprise un percorso di collaborazione commerciale per il monitoraggio intelligente delle infrastrutture, testimonianza del valore generato dall’ecosistema di innovazione aperta del Gruppo.

A livello internazionale, il gruppo aderisce, tra gli altri numerosi enti, ad Alaian, un’alleanza tra alcuni dei principali operatori di telecomunicazioni che consente di entrare in contatto con le migliori startup e aziende innovative al mondo, ed è parte del programma europeo Ipcei Cis, dedicato allo sviluppo di un’infrastruttura sovrana di Edge Cloud Computing. Negli anni, TIM ha costruito una rete nazionale di centri di innovazione, hub tematici e piattaforme di collaborazione a partire dagli Innovation Lab di Roma, Milano, Torino e Catania, fortemente radicati nel territorio. Il Lab di Roma si propone come una vera e propria ‘casa dell’innovazione’: uno spazio che riunisce istituzioni e imprese attorno alle tecnologie chiave della trasformazione digitale. All’interno dell’Innovation Lab di Torino, è attivo il Customer Innovation Center, realizzato da TIM Enterprise e Google Cloud dedicato alle applicazioni di IA e cloud per settori strategici come smart city & smart land, turismo, manifattura, finanza.
Sempre a Torino si trovano gli storici laboratori di innovazione tecnologica del Gruppo TIM: 9.000 metri quadri di attrezzature che ospitano oltre 200 ricercatori. L’azienda partecipa a più di 20 progetti europei e nazionali, posizionando TIM tra le prime aziende italiane per fondi ricevuti e gestisce un portafoglio di oltre 2.200 brevetti, di cui il 15% sviluppato insieme alle università. A conferma del forte legame col mondo accademico, anche l’adesione alla Fondazione Restart – il programma di riferimento per l’innovazione nel settore delle telecomunicazioni – che vede la collaborazione dei principali atenei italiani.

A questo si aggiunge la partecipazione a iniziative territoriali di ricerca e sperimentazione, come i Competence Center e le Case delle Tecnologie Emergenti promosse dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Centri dove si possono sperimentare concretamente i benefici dell’adozione delle tecnologie come 5G, AI e Internet delle cose nei processi industriali e dove TIM collabora con le amministrazioni locali per sostenere la sperimentazione urbana delle soluzioni emergenti. A Torino nel 2021, per sviluppare competenze digitali avanzate in scuole, Pmi e startup, nasce dalla collaborazione tra TIM Enterprise, Intesa Sanpaolo, Google Cloud il programma Opening Future. Attraverso iniziative di formazione e networking, il progetto ha già coinvolto oltre 20.000 studenti e docenti, contribuendo a formare le professionalità necessarie per la trasformazione digitale del Paese.



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