In Italia si contano 1,648 le startup innovative con una donna sulla tolda di comando. Nonostante siano in crescita sia il numero di laureate sia i livelli occupazionali femminili, la presenza di founder donna nell’ecosistema innovativo nazionale resta al palo. Così solo il 13,6% delle 12,133 società complessivamente iscritte nell’apposita sezione del Registro imprese sono fondate o co-fondate da donne, evidenziando una forte sottorappresentazione nel settore.

I dati Unioncamere

Entrando più nel dettaglio, fotografa il report «L’imprenditoria femminile in Italia» di Unioncamere, queste startup operano per la stragrande maggioranza nel comparto dei Servizi (quasi l’81%) e sono attente alla sostenibilità. Il 16,6% è infatti ad alto valore tecnologico in ambito energetico mentre il 3,5% sono aziende a vocazione sociale. Il 19,8% sono imprese giovanili, una percentuale superiore rispetto alle startup innovative non femminili, in un contesto dove le attività controllate da under35 rappresentano un simbolo di rigenerazione economica.

Sul fronte della proprietà intellettuale, il 16,9% è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto – parametro utile per misurare la presenza di donne fra gli inventori e quindi dell’effettiva partecipazione femminile alle attività di innovazione – o titolare di un software. Tra i punti di forza, le imprenditrici mostrano livelli di istruzione mediamente più alti rispetto agli uomini, con una maggiore probabilità quindi di trasformare il sapere in impresa. Tuttavia questo non si traduce automaticamente in iniziative di maggior successo.

Le difficoltà del fare impresa

Le dinamiche demografiche di queste giovani imprese fanno infatti emergere alcune difficoltà. Fonti di finanziamento e resilienza sono due nodi ancora da sciogliere. Tra gli incentivi offerti dal sistema pubblico, l’1,7% delle startup femminili ha fatto ricorso al bando Smart&Start (gestito da Invitalia) ma, in generale, le donne scontano un divario significativo in termini di supporto sul mercato. Così, per l’avvio di un nuovo progetto, le imprenditrici utilizzano molto il capitale familiare. Questo fattore, pur generando maggiore stabilità iniziale, limita la propensione a innovare.

La fatica nell’attrarre finanziamenti è visibile anche a livello internazionale. Nel 2024 le startup fondate da donne in Europa hanno raccolto 5,76 miliardi di euro, pari al 12% del capitale totale di venture capital (-12% rispetto all’anno precedente) mentre negli Stati Uniti hanno catalizzato 45,3 miliardi di dollari, pari al 22,7% degli investimenti (-1,9% sul 2023). Anche la sopravvivenza resta un aspetto critico: a 5 anni dall’avvio c’è un differenziale di 5 p.p. nel mantenimento dell’attività tra le startup femminili e le altre imprese, e la forbice si allarga negli anni successivi.



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